Freud ha descritto le caratteristiche e la struttura della mente, articolandola in tre regioni principali in base alla profondità e all’accessibilità delle informazioni; la concezione freudiana della coscienza può essere paragonata a un iceberg perché, proprio come un iceberg, la maggior parte della mente di un individuo esiste al di sotto la superficie.
In tal senso, la teoria dell’iceberg di Freud costituisce, a livello metaforico, i tre livelli della mente; essi sono il conscio, la parte visibile, il preconscio, al di sotto, e l’inconscio, la parte non visibile.
Abbiamo consapevolezza del conscio, il preconscio contempla ricordi ai quali possiamo accedere, mentre l’inconscio detiene desideri e ricordi che incidono nei riguardi del comportamento nonostante siano, generalmente, non accessibili.
Quindi, attraverso l’analogia di un iceberg per evidenziare i tre livelli della mente è possibile rappresentare, in superficie, la coscienza, che consiste in quei pensieri che sono al centro della nostra attenzione; il preconscio, costituito da tutto ciò che può essere recuperato dalla memoria e, infine, l’inconscio, dove sono identificabili i processi connessi alla maggior parte dei comportamenti.
Il preconscio possiede pensieri e sentimenti di cui un soggetto non è consapevole, ma che possono essere portati alla coscienza; esso è collocabile al di sotto il livello di coscienza, ma prima dell’inconscio.

Nel linguaggio comune, il termine subconscio è, sovente, adoperato in modo generico per rappresentare pensieri o sentimenti che operano al di sotto del livello di consapevolezza cosciente; secondo Freud, la mente inconscia costituisce la fonte primaria del comportamento umano.
Mentre siamo pienamente consapevoli di ciò che accade nella mente cosciente, non abbiamo idea di quali informazioni siano immagazzinate nella mente inconscia; invero, la mente inconscia opera come una sorta di deposito, considerando come, in essa, sono immagazzinate le esperienze pregresse.
Nell’ambito della psicoanalisi, la mente inconscia è riferita a quella parte della psiche che contiene idee e immagini represse, oltre a desideri e impulsi primitivi; Freud reputava la mente inconscia come una parte vitale dell’individuo, irrazionale ed emotiva.
Il contenuto dell’inconscio non è ammesso nella coscienza; in tal senso, esso è mantenuto a un livello inconscio dove, secondo Freud, influenza il comportamento.
L’inconscio comprende processi mentali inaccessibili alla coscienza, ma che influenzano giudizi, sentimenti o comportamenti.
FONTE
Vitz P. C., Aronica R., Bersani F. S., Keller F., (2018), L’inconscio cristiano di Sigmund Freud. Alpes Italia.
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